Barbari e bar (1978)

01 January 1978

Torino che non è New York* / Al bar Elena** / Un giorno da leone / Chi ha interrotto Stockhausen / Il barbaro Ulisse / Al bar di Vasco / ...E grazie Miller! / Barbari e bar

Testi e musiche di Enzo Maolucci *(testo di E.Maolucci - P.Cerrato) - **(testo di E.Maolucci - P.Cerrato e musica di E.Maolucci - M.Capra) Edizioni Musicali I.M.I


INVENZIONI MUSICALI DI: Flaviano Cuffari, batteria; Angelo Girardi, basso; Marcello Capra, chitarre; Enzo Maolucci, voce e chitarra ritmica; Giorgio Baiocco, sax; Alberto Mompellio, tastiere; Pepe Maina, percussioni; Francesco Anselmo, interventi ritmici PRODUZIONE: Piero Cannizzaro; TECNICO DEL SUONO: Paolo Palombi; MIXAGGIO: Paolo Palombi - Piero Cannizzaro; FOTO e GRAFICA: Giorgio Bianco Distribuzione EDITORIALE SCIASCIA s.a.s. - Via G. Brodolini - 20089 ROZZANO (Milano) - Tel. 825.80.41/42/43/44


Ci sono tanti tipi di Bar, i Bar con il flipper, i Bar liberty coi vecchi camerieri "morti da anni", i Bar del bigliardo e la piccola stanza dietro, i bar dell'hinterland, brutti e tristi come mense aziendali, i Bar al neon e quelli con tavolini di marmo, le ragazze in mostra, gli aperitivi colorati E 123 132 121 etc..., con le loro brave fette di pompelmo, ci sono i Bar da vino dove bevi del bruciastomaco rosso che si ostinano a chiamare barbera e ci sono i rifugi di lusso dove ti cambiano il portacenere ogni cinque minuti e tu ti paghi un'ora di pace con cinquemilalire, bevendo poco o niente, ma sentendoti un re. Ci sono i Bar della "piccola coca" e quelli dell'ultimo stadio...di biancosecco, ci sono le finte birrerie e i finti Bar americani, ci sono i Bar con il juke box, ci sono i Bar sport... A Torino (che poi è solo Torino e non è New York). E poi ci sono i barbari. I BARBARI. Ma chi sono i barbari? Quelli con i capelli lunghi e l'orecchino e l'anima nel sacco pelo? No, i barbari sono... sono...sono i RE DEL FLIPPER 7635432 senza fare tilt e giù botte da orgasmo alla morbida macchina. I Barbari sono quelli che uccidono per colpa di una dose in meno, o di qualche diavoleria eroica, o perchè, nel compromesso storico ci stanno stretti. I barbari sono quelli che dicono la verità, dicono cose vere (ovvie). Cazzo. I barbari sono gli impiegati del '68, morti alla vita dal '69, sopravvissuti ai giorni nostri a partire dal '70, con un eschimo per ricordo, ed un pugno chiuso in tasca per il I Maggio. I Barbari sono quelli che parlano di Rivoluzione in albe grigie e parlano di politica nelle ultime superstiti osterie e bevono bianco secco o pernod e giocano a scopa o scopano le compagne femministe e finiscono in galera o scappano in Oriente o alla Olivetti e si ficcano al collo una cravatta o una dolce moglie e procreano con propositi anti-autoritari o concepiscono per caso dopo il corteo per l'aborto. E son quelli che vogliono baci sotto i lampioni, un disco di Elvis al Bar Jolly e detestano Stockhausen (che dio l'abbia in gloria). Loro i Barbari. Pieni di ricordi, di politica, di Rock, di cattivo Whisky nelle balere di periferia... - Paolo Cerrato

1 - TORINO CHE NON E' NEW YORK*

Si ammazzano a Torino, Torino che non è New York. Un letterato impotente ha fatto piangere ragazze della scuola, masturbando un'angoscia insolente da fine, con trenta veramon in gola.

Ad altri basta invece un bianco secco senza poesia ma ti pesa sai, gioia mia, mentre scopi le tue notti e l'angoscia muore in gola (Ma non fai piangere mai le ragazze della scuola).

Si ammazzano a Torino, Torino che non è New York. La diva, suicida arrapante, ha fatto piangere presidenti americani e la mezz'ala ammazzata per gioco demente ha fatto piangere i romani scemi. Ad altri basta invece un bel maschiaccio senza poesia, ma ti pesa sai, gioia mia, e ci crepi "vecchia checca", sangue e rimmel tra le mani... (Ma non fai piangere Roma e presidenti americani).

Si ammazzano a Torino, Torino che non è New York. Un cantautore perdente ha fatto piangere impiegati dell'industria canzoniera. H a sparato da solo nel posto sbagliato (Che Guevara da balera) Ad altri basta invece un furto "Standa" senza poesia e ti sparano sai, gioia mia, e non ti compri più la Fender, joints e dischi di Santana... Ma non fai piangere impiegati, e a Sanremo non fai pena.

Si ammazzano a Torino, Torino che non è New York. Un cantante di night arrivato ha fatto piangere Torino alcolizzata, si è sparato nel cranio una bottiglia di whisky e un'auto rosa di grossa cilindrata. Ad altri basta invece un giusto odio per la gente scema e senza poesia (che ti pesa sai, gioia mia) Ma si sparano allo specchio per vedere un uomo morto. C 'è chi ammazza e chi si ammazza e non so a chi dare torto.

Si ammazzano a Torino, Torino che non è New York.

*Torino è un mattatoio. nessuno in una città come questa (e ce ne sono tante) muore di morte naturale. Tenuto conto che si può morire anche mentalmente, l' "URBANITA' " è quindi divisa in tre categorie: chi ammazza, chi si ammazza e chi si fa ammazzare.

2 - AL BAR ELENA*

Al Bar Elena stile liberty ti ho incontrata ieri per motivi seri. La mia piccola "coca" non c'era. M'hai venduto un pò di erbetta leggera.

Dal Bar Elena esco in via Po, vado col pensiero... Pugni in tasca, sbornia triste, palle in giostra, muri sporchi di ideali messi in mostra.

Adoro andarmene in vetrina, specchiarmi cinico e beffardo, finché un'edicola sirena seduce il mio sprezzante sguardo. Il compromesso storico, l'Amerika col Kappa, convergenze parallele, la crisi del romanzo e poi...

Al Bar Elena non ci torno più. Entro al Bar Castello, me ne bevo un altro. La padrona con il cancro è sempre là. Da dieci anni non mi fa pietà.

Ogni giorno conto le sue rughe (è un vecchio amore liceale) ha gli occhi sempre sulla strada, ambizioni da settimanale. Avvizziscono i sorrisi e le speranze che anche allora davi solo a certi prezzi (bastarda, invecchia e muori ora!)

Al Bar Elena non ci torno più. Un Pernod al Bar Patria, marmo freddo e caro. Quattro fighe "Lewis lisi" e nasi alteri. Il cassiere con la Luger tra i bicchieri.

Commenti, al tavolo vicino, di un' "avance" in Porche Carrera: "M'è venuto sul vestito, un Cardin di seta nera!" Barman frocio che ti snobba, il bancario socialista. Professore col "Giornale", triste, solo e un pò fascista (o liberale) ............................................... Al Bar Elena stile liberty ti ho ammazzata ieri per motivi seri: la mia piccola "coca" era cara. Non mi hai dato più l'erbetta leggera.

* ...Per scrivere tutto questo mi sono giovato di una musa ispiratrice poco ortodossa (Paolo Cerrato, un "fenomeno" - barbaro - poeta - fricchettone - salottiero - fineumanista - etilicomane - decadente) oltre che del "Topolino"...

3 - UN GIORNO DA LEONE

L'ipocrisia mi uccide, e mi rendo proprio conto che non dire ciò che penso rende triste e tonto pure me. Dunque da oggi accetto il rischio, non mi salvo con l'inganno. Davvero dico tutto, me ne folto, certo non mi ammazzeranno. Oggi è un giorno importante per me, non farò più la pecora "beeh" (banalismo di destra, legittimo in sé).

E comincio a sparare le cose che ho dentro. Ho una moglie nel letto, tiro e faccio centro: "Non mi piaci - le dico - con te non sono neanche amico. Le donazioni d'orgasmo e le prestazioni affettive che pretendi da me mi sembrano volgari, eccessive". Scappo dal suo stupore ma lei ricatta col suo amore. Affronto il suo problema a calci nella schiena (meglio un gesto da assassino che passare da cretino).

Nel ghetto dove insegno odio la diplomazia sindacalista. I rapporti con la scuola, lo confesso, li vorrei sessuali e basta. Le bimbe della classe han culetti da far perdere la testa. La preside ricorda Lana Turner e ha un sorriso da "maitresse" nazista. Dico tutto e sono fregato, mi han sospeso e poi denunciato ma ricorro a un amico, un quadro del partito.

Da lui continuo a vuotare il sacco lo stesso. Rido di Berlinguer e del suo compromesso. Parlo da pessimista: angoscia anche la fede marxista. Voglio passare all'azione e farmi la rivoluzione.

Ma lui dice da bolscevico: "Non so cosa cerchi amico!" E io: "Le cosce di tua moglie, che sanno le mie voglie!". C'è una rissa, scappo via, riparo in pizzeria. (Meglio un pasto da coglione che una fame da leone).

Con la pizza il movimento in azione sta cercando alternative alla televisione. E dopo c'è l'intruppamento per Totò, Ferreri, Buriuel, o al Palasport per lo sfondamento. Per me King Kong è un film riuscito, lo dico che mi sono divertito. Il free-jazz e la musica orientale mi fan tanto stare male. "Sto sentendo una brutta vibrazione", mi sentenzia un sinistro fricchettone (che nel gergo vuoi dire ignorante, cafone).

Ma insisto a condurre la mia crociata. Mi consolo e programmo una sana scopata. Ho un'amica del mare senza problemi di cuore. Cerco gettone e cabina: è libera, la porto in cantina. Faccio un pò alla selvaggia (come le piaceva in spiaggia). One, two, three..." cara, son venuto!"(ma lei grida "Sessista! Bruto!")

La mia fretta non sarà moderna (me l'ha data la cultura paterna). Si, lo ammetto, è un po' egoista (ma il sesso non è comunista). E' mai possibile. Madonna, che si metta contro anche la donna? Il sistema mi ha condizionato, e queste streghe mi han bloccato. Qui non resta che ammazzarsi, in nome del vero immolarsi. Ma scopro adesso che è una buffonata morire sulla barricata, Anche questo è vero, e allora... Meglio farsi una ghignata!...

Che senso ha l'onestà, vorrei sapere, se ti salvano le balle. Decido di restare paraculo come gli altri e non cercare farfalle. La verità puoi dirla con buongusto se ti serve da pretesto, per fare del piacevole umorismo o per fare questo testo. Le miserie non piacciono a nessuno, il reale ti sembra inopportuno. E allora... Inventa un po' che sei libero, e convincerai qualcuno.

4 - CHI HA INTERROTTO STOCKHAUSEN*

Un astio impietoso, un astio nefando è quello che sento da tempo scoppiare nei miei giorni. Astio per tutti i dementi da macello, per logici o sbiellati,per profeti o pidocchiosi, astio per tutti, anche per te amore. Un giornale al Bar Jolly per un film che ci salvi. E' incredibile, ma c'è un concerto moderno al conservatorio, e suona Stockhausen. So già che gente ci sarà, mi sbronzo e ci vado, gioia accompagnami tu. Vedo maiali schierati in prima fila e un critico severo animatore o "Killer" di artisti da salotto tenuti in naftalina. A lui sto chiedendo come mai la musica che ascolto è fredda come un cancro e ti ammazza con fatica. Al critico chiedo a chi può servire l'infame snobismo di chi ha già capito se il gioco è truccato da chi vince sempre. Io grido: "Stockhausen è nudo!" La complicità della corte non è il mio mestiere. C'è un gioiello di signora che tintinna lì davanti e riflette, il folgorante privilegio di vedere il maestro. L ui che cavalca progressivo i silenzi sovrumani sulle note frantumate del gioco piano-forte. Perché non sopporti, mia bella signora, il mio riso sguaiato? Buffona vestita da volpe che stai con pinguini grotteschi e poi fai l'insegnante di stato. Ladrona che arrotondi i milioni dei tuoi maritini, e vesti trasandata come figlia dei "Fiorucci" (e sposi Mao con Bertotucci). A te compagno cialtrone dell'ultimo istante, ottuso caprone nazional popolare che ti alzi sdegnato e mi dai del fascista. A tè che hai capito soltanto la tua maggioranza, la tua nuova mamma che vuole rispetto e che chiami da eroe "democrazia". La mia minoranza che stai soffocando può solo gridare. Ma la ribellione mi salva fin quando il consenso che cerchi non viene al potere. Un buttafuori cortese mi apre l'uscita e mi chiude lo spazio per testimoniare. Gli rendo il biglietto e rivoglio i miei soldi. Non voglio dare nemmeno una lira ai padroni del tempio-cultura per fare torri d'avorio e parrocchie di classe. Gli stessi bastardi deridono e sfruttano quelle corride dementi che spingono a squallide gare Baglioni e Coccianti. Parolieri spompati non vendono più che rimacce baldracche. E il terremoto del rock ** non fa più allibire i borghesi ignoranti e i violini lontani. Crepa vecchietta pietosa che godi vogliosa al ritmo di pianto e poi ti masturbi da sadocristiana! Finalmente puoi vederlo un drogato per diritto in un orgasmo di furore!...

Ti amo bambina che piangi, hai capito adesso perché il loro ordine fetente non è fatto per me? Vi amo bambini di piazza che lasciate giù il pallone perché il mio gioco del matto è il più bello che c'è. E vieni, vieni Baby che ti riporto al Jolly Bar, mi spiace per Stockhausen, ma la sua gente non mi va. Mi piaci un mondo baby, mi tiri come il rock (sarete un pò puttane, ma niente snob). Per noi, lo sai Baby il conservatorio è qui: un bar con il juke-box per noi e due whisky.

* ...Una domenica pomeriggio, il 14 marzo del 1976, a Torino Stockhausen tenne un brillante concerto purtroppo turbato da uno spettatore. Riccardo Vianello e Massimo Mila, critici della "Stampa sera" e de la "Stampa", commentarono cosi il fatto nelle recensioni dei giorni successivi: "...la furibonda contestazione di uno spettatore isolato ne ha interrotta l'esibizione dopo pochi minuti: un po' di trambusto in sala, mentre il signore dissidente lanciava accuse di "capitalismo culturale" non si sa bene a chi rivolte... "entusiastico è stato infatti il successo, dopo uno squallido incidente che aveva disturbato l'inizio dell'esecuzione con le escandescenze di un cafone espulso dalla sala" ...Quel tizio ero io (non ho mai ritenuto importante sfondare in 3.000 a un palasport). La canzone "Chi interruppe Stockhausen", che ho scritto non per giustificare ma per motivare il mio atteggiamento, è dedicata a Massimo Mila (mio vecchio professore di Storia della Musica e relatore della mia tesi sul Beatles) al quale non devo soltanto questa spiegazione...**ll Rock è come Diabolik, usa mille travestimenti, anche quello del cantautore politico. Per quanto mi riguarda avevano ragione i benpensanti americani del '50 a considerarlo un complotto comunista. Il Rock può anche non essere musica violenta, ma è sempre violenza in musica...

5 - IL BARBARO ULISSE

Le ore 7 e 20 minuti di coraggio: la sveglia telefonica è un destino come un altro. Mi può strappare via da un orgasmo tutto mio oppure può salvarmi dall'incubo più vero. Per un sinistro impiegato di lotta come me il primo intervento contro il giorno è una bestemmia (per niente alternativa). Le ore 8 e 5 minuti di eroismo rasatura del cervello, dopobarba di vetriolo. La nebbia è gas nervino, la portinaia è armata, gli stupidi passanti sono Zombies da fuggire (e la Dyane non vuol partire). Per un artista d'impegno impiegato come me la lotta contro il giorno è una replica continua (per niente progressiva). La battaglia contro il giorno è aperta. Un caffè alla trincea del Bar. Un'occhiata ai bollettini di guerra: la STAMPA e l'UNITA'. Strategia di pretesti idioti per tirare avanti un po'. Con la morte ci so proprio fare, avrò il diritto d'invecchiare. ............................................................................................ Le ore 8 e 20 minuti di erotismo: segretaria premestruale da spogliare in ascensore. Sbadigli interpretati come smorfie di piacere ma la porta si apre sempre mentre sento di venire. Per non mostrarmi cretino e arrapato penso ad altro: alla lotta di classe, doccia fredda per il sesso (ma anche per le masse). Ore 13 e 40 minuti di tensione: panino, latte freddo proteine da rapire. Sabotaggio alla cassa, pagare un caffè e basta al barista che ti sbrana se non vince la sua Juve. 18 e 00, la fuga dal lavoro: incursione in tre negozi armato di stipendio. Il vigile in agguato la multa ha già sparato, bastardo poliziotto, sarò presto vendicato. ..................................................................... Le ore 20 e 30 minuti di languore: la cena vegetale da compagni "coppia in crisi". Le loro aspirazioni: Aerosol di merda Afghana e il quarto viaggio in India se la madre scuce grana. 23 e 50 dormire in un cinema d'Essai e poi fuggire il collega, la tua donna con un altro il creditore, il rompiballe che ti chiede: "Ti è piaciuto? E' sospetto il contenuto!"

Le ore O e 30 e due minuti di terrore: fantasmi polizieschi appostati sotto casa. Folle corsa per le scale, me li sento già salire. Sparo con la mia 30 anni calibro d'angoscia (serratura apri in fretta, non li voglio più vedere).

Ore O e 35 la ferocia e la follia: è nel bagno che lo affogo quel vigile puzzone. Io comando i rubinetti mentre scappa sulla spugna. faccio il Gulliver cagone e metto un lago nel bidet.

Ore O e 58 minuti di bellezza: i capelli da nutrire, nuove rughe da accettare. Dallo specchio poi ti salvi, intellettuale da fumetto e ti studi nuove fighe dentro al vuoto del tuo letto. ................................................................................ Ore 2 e 00 non sei più protagonista: i pretesti per campare ti han ridotto ad una comparsa (per niente indicativa). . Con la morte ci sai proprio fare, e nessuno che ti applaude mai e domani ancora barbaro Ulisse, contro il giorno te ne andrai. Ti suicidi con l'arteriosclerosi e minacci la mia citta, hai la noia che ti batte in testa ma Torino non lo sa.

Le ore 7 e 20 minuti di coraggio la sveglia telefonica è un destino come un altro... La canzone può ricominciare, ma questo giorno no. La canzone può ricominciare, ma questa vita no. ..............................................................................

6 - AL BAR DI VASCO*

Al Bar di Vasco, Didier il poeta mangia la minestra che qualcuno pagherà. (Il suo fallimento è un lavoro a pieno tempo, è un avanzo di liceo senza storia e senza età. E poi ti siede accanto e si mette a recitare orrende poesie sempre più malate di quelle di Baudelaire e poi ti batte mille lire. Col mondo il poeta ha un conto sempre aperto, non ringrazia e ti guarda male col cinico orgoglio d'artista che assolve col genio il suo furto sociale. Al Bar di Vasco il nostro poeta è arrivato in ritardo, il decadente è ormai decaduto, ma nel museo vivente di Vasco niente è davvero perduto.... Al Bar di Vasco trovi il regista che ha smesso di fare i films "Underground", ha rifiutato un western-spaghetti, ha perso i milioni proprio all'ultimo "round". E adesso spaghetti cucina lì nel Bar per chi ci va e lo sa, e il western c'è se funziona la TV e la notte cosi se ne va. Da Vasco trovi pittori di noia, facce di tela, mancati imbianchini, che espongono seghe in bordelli dell'arte. (quei geni incompresi son bimbi cialtroni). Al Bar di Vasco trovi l'attore che dice incazzato: "La gente ride per Cochi e Renato, se al pubblico piaci, non sei impegnato". Il talento non l'ha favorito, cosi s'è intellettualizzato, ma la tessera ha restituito perché Claudio Villa s'è iscritto al partito....

Al Bar di Vasco in quattro e quattr'otto arriva, colpisce e scappa il '68. Non fa più compagno l'eskimo ch'era verde, il compromesso è duro, il debole si perde. C'è un relitto studentesco che al Maggio sopravvive, dal Marocco fa il pendolare e spaccia nelle case proletarie "kulturina" Garzanti per un "trip" editoriale. Da Vasco c'è un collettivo di eroi fregati tardivi e sfigati. Morire di lotta non sempre riesce bene, campare delusi in fondo conviene. Al Bar di Vasco menti migliori di generazioni che hanno sputato su banche e ospedali di droghe rabbiose ne han pieni i coglioni e far gli assistenti sociali, si sposano tristi e banali, da Vasco non sono mai soli. Al Bar di Vasco la vita è distratta, la morte è in ritardo, e rivoluzione vuoi dire domani, ma la promettono tipi un pò strani. sembra una bella pensata, come una sbronza di classe armata ma intanto tu bevi... Aranciata.

*Finite queste canzoni mi sono trovato tra i piedi i maledetti "Nuovi Filosofi" francesi. Odio il loro vergognoso moralismo (vittimistico più che reazionario) ma ciò non mi impedisce di condividere certe loro affermazioni che sembrano quasi aver battezzato questo disco... "se fossi un musicista direi le risate imbecilli e i pianti impotenti, l'atroce baraonda che fanno gli sbalestrati mentre, accampati tra le rovine, attendono il colpo fatale"..."mi rivolgo purtroppo alla sinistra, alla sinistra istituita, giacchè su quella punto, sulla sua passione per l'esca e l'ignoranza. A quella parlo, perchè è la mia famiglia, perchè parlo la sua lingua..." (da "La barbarie dal volto umano" di B.H.Levy)...

7 - ...E GRAZIE MILLER

Molta polvere, le sedie fuori posto, siamo soli e siamo "fatti" questa sera. Un santo ubriaco dice come la vede (è un profeta del tempo). "Fa brutto ancora - dice - e niente cambierà. C'è sempre la preistoria in tutta questa storia. Il cancro del tempo ci divora, i nostri eroi si sono uccisi, o uccidono ancora". Forse è meglio lasciar perdere, siamo già sul cellulare. E la morte ci ha già messo le manette (non ho più soldi, ne speranze, questa sera) Un anno fa pensavo già di aver capito, adesso non lo penso più: capisco. La maschera impegnata mi è caduta via e non ho più canzoni e prediche da fare. * (E poi già tutti han detto tutto). Adesso parli tu, Signora Distruzione: le carogne non si prendono con le buone. E si spara già sui tempi, sull'amore, sulla pace e tutti i trucchi del potere. Strillerò senza riguardi e approvazioni per quei compagni del "d'accordo" e del "va bene", per chi ha saltato il fosso e pecora rimane e vuol belare "Venceremos", la sua nuova "montanara". Per cantare basta solo aprire bocca, per strillare occorre invece fiato, il fegato che scoppia, la musica che spara. E per questo faccio un Rock che non è Mahler. E grazie Miller!... E per questo faccio un Rock che non è Mahler. E grazie Miller!... Non c'è più polvere nè sedie fuori posto. Siamo soli e siamo tanti questa sera.

*Ora mi sento di contestare solo la stupidità e l'ignoranza (cioè gli atteggiamenti reazionari più difficili da smascherare).

8 - BARBARI E BAR

La gente che conosco io si ammazza poco a poco nei bar. Ho visto e sono certo che la nostra civiltà sta nei bar. "Civiltà" di mostri, invasori della fine, Barbari e Bar. Senza cristi, senza storia, senza ruolo e dignità con l'aperitivo al flipper questa vita se ne va. Io canto i gesti spenti di una sagra di impotenti: la città. La gente che conosco io è gente di "Barbari e Bar" Tra una crisi d'astinenza e una crisi d'identità un gaglioffo centravanti è il feticcio che ti va per tè c'è un solo dio, il "Toro" oppure il porco come il mio.

Da tanto, gioia mia, mi manchi. Ti aspetto sempre al solito bar, non cerco più i tuoi dolci fianchi, mi serve un diecimila, lo sai. Ho niente da fumare, le grappe da pagare, e tu dove sei? Non puoi fare più il disc-jockey di una radio alternativa, è tempo delle carte a posto e di iscriversi al partito. A Londra nel '60, a Parigi il '68, e al bar sei finito.

"Paranoia, paranoia", sento dire qua e là, ma la colpa è del sistema ed immobili si sta. Il demone invincibile è un alibi vigliacco che fa pietà.

Il Gran Bar è fatto apposta per fascisti stravaganti. In cremeria adesso ci trovi i comunisti più osservanti. La Gran Madre è una gran piazza, il Po è li' vicino per chi si ammazza.

Si ammazzano a Torino, sai, Torino che non è Nuova York Si ammazzano a Torino, sai, Torino di Barbari e Bar.

...Ho amato I BARBARI fin dai tempi della scuola (stavano oltre i confini di una presunta "civiltà" e volevano abbatterli per invaderla). Ho visto "le menti migliori della mia generazione" nelle nuove frontiere dei Bar di Torino, cosi è nato BARBARI E BAR. Per questa "empietà" non posso ringraziare naturalmente nessuno. Sono insieme a me colpevoli tutti coloro che vi hanno collaborato, il cortile "dei miracoli" di Radio Torino Alternativa e inoltre una frase del "Doctor Faustus" di Thomas Mann che tempo addietro mi ha dato il "LA"..." ...Dovremmo diventare molto più BARBARI per RIESSERE civili..."